La riforma del terzo settore e i nostri cuccioli da compagnia

Dopo tanti anni abbiamo finalmente una riforma del Terzo settore seppur controversa, come avviene per tutte le novità. Ho avuto occasione di esaminarla attentamente, ad un conclave di esperti promosso dalla fondazione Zancan, dove abbiamo studiato il testo di legge trovandone punti positivi e negativi. Fra qualche sospiro e qualche apprezzamento abbiamo, dopo due giorni, comunque terminato il lavoro. Si tratta, purtroppo, di un testo redatto a più mani che in alcuni casi approfondisce fino al dettaglio argomenti come statuti, competenze, questione fiscale; altre volte invece rinvia a decreti che si spera completino presto l’articolato. In ogni caso la legge delega prevede già la possibilità di una revisione in opera, da effettuare fra un anno.

Fra contenti e delusi, la cosa apparsa più strana è che i CSV assurgano a forma giuridica e che quindi siano citati nel codice civile. Ciò, pur essendo bizzarro, non può che farci piacere in quanto innalza gli enti di collegamento del volontariato a vera e propria forma giuridica risolvendo il contenzioso sulla loro natura. Sulla parte fiscale, invece, le cose si complicano e qualcuno prevede la possibilità di un ingente contenzioso, penso però che alle prime avvisaglie arriveranno degli articoli di modifica, rendendo più fluida la materia.

Una nota dolente riguarda la dimensione territoriale dei CSV dove, per i più, si prevede un bacino di almeno un milione di abitanti, ma resteranno molti CSV “piccoli” perché – come sempre – il legislatore si trova la giacca tirata da tutte le parti, e quindi le eccezioni abbondano: regioni e provincie a statuto speciale, comunità montane, città metropolitane ecc.

Invece di pensare ad una risposta unita, organica, strutturata, ampia che condivida mezzi, persone e risorse ci troviamo di fronte ad un smembramento territoriale (lo stesso che riguarda la presenza di 8000 comuni molti dei quali microscopici) a tutela di chissà quali etnie e linguismi o altro, in barba ad una unità d’Italia che – e lo dico provocatoriamente – è ancora lungi dall’esserlo veramente, questione meridionale compresa. Scherzando potremmo paragonare tutte queste realtà separate, non come figli reali della nazione, ma come dei cuccioli di compagnia che non cresceranno mai. Staranno con noi, li manterremo, alcuni più belli altri spelacchiati, ma mai capaci e liberi di crescere. E qui sta la scommessa! Non più il separatismo, bensì l’unità per un obiettivo comune. Perché dunque non partire da quella che è la riforma del Terzo settore, dal settore della solidarietà per essere realmente più solidali e magari Nazione?

Alessandro Lion,  direttore CSV Padova