Fare innovazione sociale partendo dal sociale

Continuando il ragionamento da noi fatto nel precedente articolo “Le infrastrutture senza solidarietà sono insufficienti” che evidenziava come Padova sia caratterizzata dall’essere un incubatore sociale, volevamo ancor più sottolineare il fatto che, fra tutte le cose di cui Padova potrebbe essere capitale, una è sicuramente l’innovazione sociale, che deve però partire dalle persone. Proviamo a spiegare il perché.

Al posto della parola incubatore potremmo usare un termine più confacente anche se arcaico: crogiuolo: fatto di materia refrattaria, permette il fondersi di elementi diversi in un unico elemento, con caratteristiche maggiori di quelle dei singoli elementi fusi.

Padova da buon crogiuolo ha sempre rispettato la sua finalità rimanendo refrattaria al cambiamento che stava apportando. Solo “Fra Antonio, dottore della chiesa” portò così gran fuoco da riuscire a fondere anche il cuore del crogiuolo e metaforicamente a cambiare il cuore dei padovani. E’ evidente che la comunità padovana non sarebbe in grado di ricreare una situazione tale di cambiamento . Ma Padova ha una grande tradizione umanistica che vede presenti figure di spicco, la maggior parte positive: Concetto Marchesi, Guido Petter, Sabino Acquaviva, Giovanni.Nervo – pensando solo all’ultimo secolo – e anche qualcuna negativa – se pensiamo al ruolo avuto da Padova negli anni di piombo – tutte prodromiche a cambiamenti epocali che hanno poi influenzato l’Italia e a volte il mondo. Partendo da quello che siamo qualcosa di fortemente innovativo è forse sperimentabile.

In questi due ultimi anni di operato, come CSV, abbiamo avviato, con ottimo esito anche grazie all’aiuto di diversi soggetti pubblici e privati, tra i quali è stato decisivo l’intervento del Prof. Santinello dell’università di Padova, forme di partecipazione innovative basate sulla partecipazione diretta dei cittadini e volte al cambiamento. Abbiamo sognato una città costellata di iniziative indirizzate a ricreare relazione fraterna- la stessa che storicamente era insita nel borgo – presupposto essenziale per una diffusa presenza di cittadini solidali disponibili ad essere volontari per la comunità, la quale, così facendo, si sentirebbe maggiormente sicura, in quanto partecipata e preparata ad affrontare le difficoltà dell’oggi.

Società, volontariato e politica stanno radicalmente cambiando. Le forme partecipative non sono più necessariamente i partiti o le associazioni, bensì gruppi di cittadini aggregati in forme meno burocratiche, forse meno resistenti, ma più incisive. Una innovazione che avviene dalla base e che applica, e molte volte anticipa, quello che le nostre migliori leggi hanno prefigurato. Alcuni esempi che esprimiamo sinteticamente, data l’impossibilità di scrivere su tutta l’innovazione sociale in corso: la medicina di iniziativa, il secondo welfare, la rigenerazione urbana.

Due sono le strade percorribili: lasciare che queste forme si avviino verso un anarchico isolamento per quanto di risposta, ancorché temporanea, ai bisogni emergenti, o sperimentare una nuova forma di società dove tutte queste “nuove forme di prossimità”, come amiamo chiamarle, (GAS, co-housing, social street, empori solidali, mobilità solidale e sostenibile, gestione dei beni comuni, welfare generativo e tante altre) possano ricreare comunità dimostrando che è possibile far si che Padova ritorni ad essere – ed insegnare – la forza delle relazioni.

Emanuele Alecci, Presidente CSV di Padova

Alessandro Lion Direttore CSV di Padova