Padova 4.0 ritorno al futuro. Le infrastrutture senza solidarietà sono insufficienti

All’incontro “Padova Ritorno al Futuro”, organizzato dal presidente della Camera di commercio Fernando Zilio, si respirava un’aria di grande rinnovamento e di grande speranza per la città, con lo slogan “lavorare assieme per Padova”. La necessità di cambiamento e di squadra è stata sottolineata da tutti, in primis dal presidente Zilio e dal neosindaco Giordani, il quale afferma: “Ho bisogno dell’impegno di tutti, maggioranza ed opposizione, per rendere Padova migliore”, valorizzando nel contempo tutte le potenzialità assopite che si sono dichiarate pronte a realizzare un futuro positivo a medio termine. Futuro che dovrà tenere conto di alcune parole chiave: innovazione, turismo, internazionalizzazione da realizzarsi con l’Università mediante il nuovo campus alla Caserma Piave, con la Fiera di Padova reimpostata come luogo di innovazione tecnologica e con l’impresa, cercando di includere anche le aziende minori senza le quali qualsiasi comparto fatica ad organizzare una risposta industriale strutturata. Per realizzare tutto ciò non mancano i denari, garantiti dalle stesse realtà citate e presenti al convegno, alle quali si aggiunge la Fondazione Cariparo, da sempre forte aiuto allo sviluppo economico e culturale della città. Grandi opere, logistica, impresa, innovazione: uno viluppo imponente, una situazione che porterà miglioramento economico e sociale a Padova se saprà mantenere alcune attenzioni.

Tutto questo per chi? E’ stata dichiarata da tutti la necessità che questa operazione sia inclusiva delle diverse componenti citate, ma è altrettanto necessario si estenda a tutte le fasce della popolazione, affinché vi sia quell’auspicato passaggio da città chiusa a città aperta ed accogliente. Pensiamo ad esempio alla popolazione studentesca che abita all’Arcella; avulsa da quel contesto e pendolare tra il quartiere ed il centro, costretta, tra costi di trasporto, affitto e altri bisogni primari e secondari, per necessità, a laurearsi in fretta e poi forse dimenticare il miglior periodo della propria vita, rimpiangendo che con più attenzione avrebbe potuto scegliere città ritenute più inclusive come Ferrara o Bologna o Urbino. Quindi la prima forma di inclusione a cui far fronte è quella economica a cui deve seguire quella relazionale, culturale, ecc. E’ frutto di una ricerca della stessa università la necessità di un’inclusione a 360 gradi che accolga studenti sempre più spaesati, i quali, spesso, già dopo pochi mesi abbandonano gli studi.

Ma se anche fosse inclusiva per gli studenti, una città povera – anche se distratti da studi ed eventi, volete che i ragazzi non si accorgano di un ambiente degradato? – darebbe pur sempre l’impressione di precarietà, ed ecco quindi la necessità che l’inclusione sia forma coniugativa del tutto. Potremmo anche sperare che Padova possa divenire la Silicon Valley italiana o una delle prime città al mondo per l’università, prima però dobbiamo fare alcuni ragionamenti su quello che è il carisma della città e questo potrebbe aiutarci sul come realizzare il cambiamento. Per storia o leggenda. Padova deve la sua nascita e il suo passato a qualcuno a lei straniero, persone che hanno portato l’innovazione, alle quali è seguita – dopo ogni cambiamento – una chiusura utile per pensare, produrre, creare ulteriore innovazione e trasferirla al mondo. Quasi a dire che Padova ama essere un incubatore di innovazione.

Vale anche per quella che è una variante non di poco conto: la città si apre fiduciosa al miracolo del suo Santo che ha saputo spostare l’attenzione dal denaro alle persone. Un miracolo che continua in quanto la città, pur chiusa, innova continuamente sul sociale.

E’ forse questo di cui siamo capitale? La vera chiave di lettura? Potremmo essere dei grandi riformatori, ma l’attenzione alle persone è indispensabile per una reale riforma. Se è la squadra che fa l’impresa allora è la comunità che fa la città. E’ soprattutto l’attenzione che avremo dedicato alle persone o ricevuto dalle stesse che rende piacevole vivere in un posto in quanto ci fa sentire partecipi ed utili a quel posto, anche se poi si vivrà mille miglia lontano. Questa è reale innovazione, questo farà si che migliaia di studenti e cittadini abbiano a cuore e nel cuore Padova.

Emanuele Alecci, Presidente CSV Padova

Alessandro Lion, Direttore CSV Padova