Il ruolo del Volontariato per il Bene Comune

 

In vista dell’appuntamento elettorale di domenica 11 giugno proponiamo la riflessione di Flavio Zelco su “Il ruolo del Volontariato per il Bene Comune” che speriamo sia di stimolo per i nuovi amministratori. Come Portatori sani di Democrazia vogliamo ricordare a tutti , cittadini e candidati, come sia necessario che la visione del noi debba essere la lente attraverso cui leggere il reale per poter intervenire in maniera solidale. (d.g.)

«Viviamo in un periodo in cui i principi etici dell’essere comunità sono fortemente condizionati da un individualismo esasperato, favorito da una realtà sociale in cui è preminente la soddisfazione dell’io rispetto al noiLa politica si dimostra sempre meno attenta al Bene Comune e sempre più focalizzata sulla difesa di interessi partitici, ma anche personali o di pochi, rendendosi succube, come è sotto gli occhi di tutti, dei potentati economici e finanziari. In questo periodo di profonda crisi, economica e di valori, è opportuno ricordare la posizione chiara e lucida di papa Francesco con l’ultima enciclica Laudato Si’: «La visione consumistica dell’essere umano, favorita dagli ingranaggi dell’attuale economia, tende a rendere omogenee le culture ed a indebolire l’immensa varietà culturale, che è un tesoro dell’umanità (p. 144) ».

In questo scenario sconsolante è necessario rimettere al centro la persona e la sua dignità e qui può opportunamente inserirsi il mondo del Volontariato, purché sia portatore sano di un agire che sia esempio di solidarietà e di ricerca di un’etica sociale e collante per un dialogo fra tutte le parti: politica, società civile, mondo imprenditoriale. E’ però necessario che nel suo operare sia considerato quale attore di pari grado con le altre istituzioni, soprattutto pubbliche, in un fruttifero rapporto di corresponsabilità e reciprocità per coltivare spazi nuovi di cittadinanza, di democrazia e di giustizia sociale.  Fa riflettere, o per lo meno dovrebbe far riflettere, quanto scritto da papa Pio XI circa un secolo fa, nel 1931, nell’enciclica Quadragesimo anno: «Come è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e con l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle». In questa prospettiva già nel 1849 John Stuart Mill (1806-1873) affermò che «i mali cominciano quando invece di fare appello alle energie e alle iniziative d’individui e associazioni, il governo si sostituisce a essi; quando invece di informare, consigliare e, all’occasione, denunciare e imporre dei vincoli, ordina loro di tenersi in disparte, e agisce in loro vece»

Ci si è forse dimenticati dell’art. 118 della Costituzione: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà“? E’ un impegno difficile, impone che il volontario sia preparato, sviluppi una visione di insieme che può essere frutto solo di una preparazione etica personale e si faccia quindi carico della sua responsabilità di pretendere, con la coerenza del suo agire, non solo che ogni componente della società rielabori le priorità dei suoi comportamenti ma anche che comportamenti devianti che innegabilmente ci possono essere – e recenti casi ne hanno dato purtroppo una lampante dimostrazione – siano prontamente e severamente, anche se con giustizia, repressi».

Flavio Zelco

direttivo CSV Padova, direttore della Scuola di volontariato e legame sociale “Luciano Tavazza”