Inclusione, pietra angolare della democrazia

Occuparsi di inclusione oggi significa assicurarsi che i contesti siano in grado di garantire ad ogni persona, con le sue unicità, la partecipazione alla vita sociale e civile. Se un contesto, in altri termini, risulta attento e solidale solo nei confronti di alcuni, tende di fatto ad essere poco rispettoso delle differenze e, quindi, non inclusivo.  Questo è particolarmente importante ai giorni d’oggi nei quali globalizzazione, cambiamenti rapidi e repentini, terrorismo, transizioni forzate, eccessiva attenzione a logiche competitive, precariato, possono comportare l’incremento di forme di disagio, e difficoltà, e andare a discapito di coloro che già sperimentano forme di vulnerabilità. Si ha l’impressione che i tempi difficili facilitino il tentativo di emarginare, segregare, allontanare le persone con difficoltà e vulnerabilità, forse nel tentativo di ‘salvaguardare’ qualcosa per qualcuno. Così in epoche di crisi economico-sociali e valoriali come queste, le prospettive per una vita di qualità per tutti sembrano essere sotto scacco, con incrementi di benefici soprattutto per alcuni, spesso vicini al potere decisionale ed amministrativo. Per fronteggiare ciò, i cambiamenti frequenti, la complessità in cui viviamo, abbiamo bisogno di guardare con ancora maggiore attenzione ai processi inclusivi: l’inclusione richiede modificazioni, non si raggiunge una volta per tutte, è un fenomeno complesso, che necessita di punti di vista diversi, interdisciplinari, rigetta la standardizzazione ed è interessata a tutte le persone. 

L’accesso alla cultura 

L’accesso riguarda uno dei primi passi per la realizzazione di contesti culturali inclusivi, per cui biblioteche, teatri e musei si impegnano ad abbattere le barriere all’accesso. Esso può caratterizzarsi però come un processo unidirezionale, tramite il quale l’istituzione “apre le porte” a persone ‘diverse’ da quelli “tradizionali”. Ovviamente si può investire in partecipazione per essere maggiormente in relazione con la vita della comunità e attenti alle esigenze di gruppi di persone e di diversi stakeholder del territorio, tramite il coinvolgimento nei processi decisionali, nelle fasi creative, nella costruzione di significati, ecc. Nello stesso tempo può essere importante considerare se sta avvenendo un processo di esclusione di determinati gruppi e/o ‘sottoculture’– ad esempio nella programmazione di attività teatrali, negli allestimenti dei musei, ecc. – con l’affermazione così di valori sociali e culturali di alcuni (forse dominanti) e quindi, anche se indirettamente, la non considerazione di valori diversi.

La cultura come mezzo per ridurre il disagio sociale 

La cultura può anche essere considerata uno ‘strumento’ per affrontare situazioni di disagio e perseguire obiettivi socio-economici. Si pensi a situazioni di dispersione scolastica, degrado urbano, micro-criminalità, ecc., e alla realizzazione di progetti specifici per contrastare questi fenomeni in partenariato con le agenzie educative locali.

L’inclusione culturale 

Le politiche culturali inclusive dovrebbero garantire opportunità di espressione e pari dignità a tutti i cittadini, non solo favorendo l’accesso e una maggiore partecipazione alle azioni di ‘consumo’, ma anche ampliando le possibilità di contribuire alla produzione e alla distribuzione.  Una inclusione sociale si costruisce nel momento in cui le istituzioni culturali diventano esse stesse più inclusive, facendo riferimento al tenere in considerazione voci nuove e diverse, a politiche di sviluppo delle risorse umane centrate sulle pari opportunità, alla creazione organismi consultive diversi, al coinvolgimento dei destinatari nella programmazione ed erogazione dei servizi, nell’individuazione di talenti nuovi nei contesti problematici, nell’incentivazione della partecipazione giovanile, ecc.

Il coinvolgimento del contesto: Un manifesto per l’Inclusione e la percezione delle barriere 

L’inclusione è un processo complesso, che coinvolge il contesto e richiede la collaborazione e la co-costruzione da parte di soggetti diversi. Ma richiede il coraggio di abbracciare visioni attente alle differenze, alla loro effettiva partecipazione, alla valorizzazione dell’unicità, a creare spazi decisionali aperti. Negli ultimi tempi l’inclusione è particolarmente minacciata e si sta facendo poco nei confronti dell’incremento dell’accessibilità per tutti alla formazione, al lavoro, ad una esistenza di qualità. L’idea di dare vita ad un Manifesto per l’Inclusione che sta circolando nell’Ateneo di Padova nasce dal desiderio di promuovere una comunità nella quale siano presenti molti ‘difensori dell’inclusione’, che, oltre a considerare i diritti umani, segnalino la presenza di barriere fisiche, riguardanti l’accessibilità e la sicurezza degli ambienti, sociali, come la presenza di stereotipi e pregiudizi, e politico-amministrative, come il non sempre facile accesso a dati e documenti e la presenza di norme amministrative che riducono la partecipazione e l’inclusione.

In tutto questo si può pensare al coinvolgimento attivo della cittadinanza. In questa ottica diventa importante anche dare attenzione alla percezione delle barriere, a come vengono percepite le persone e i contesti dal momento che esiste ormai un’ampia letteratura a sostegno del fatto che il gradimento delle persone, l’auto-percezione e le “credenze” possono essere considerate indicatori validi ed attendibili della capacità inclusiva di organizzazioni e ambienti.

Laura Nota, delegato del Rettore per l’inclusione e la disabilità

In tema dell’Inclusione articolato dalla professoressa Nota è diventato uno dei punti del documento da sottoporre ai candidati  – e al futuro – sindaco, elaborato dalle associazioni di volontariato aderenti al CSV Padova.

Gli studiosi e i professionisti del counseling, dell’orientamento, dell’economia, dell’educazione, del lavoro dignitoso e di quanti sono interessati alla cooperazione e alla solidarietà, sono invitati a unire i propri sforzi professionali e i propri saperi per dare vita ad un Manifesto per l’Inclusione, che sarà presentato nel corso dell’International Conference “Decent Work, Equity and Inclusion: Passwords for the Present and the Future” organizzato dall’Università di Padova dal 5 al 7 ottobre prossimi.

 

foto di Livia Lecchi, © Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”