Social street per la Città gentile

Strade sociali 2.0, ovvero “Social street”. Strade dove vicini di casa “sconosciuti” hanno iniziato a conoscersi, frequentarsi e fare cose assieme grazie a Facebook.  Innovazione, inclusione sociale, e gratuità sono gli elementi che definiscono una Social street. per promuovere modificazioni culturali utili a creare o ricostruire un tessuto sociale di collaborazione tra famiglie, anziani, giovani, che vivono nella stessa comunità locale.

“Città gentile” è il progetto che si inserisce nel percorso del servizio di volontariato di comunità, nato in via sperimentale negli scorsi anni dalla collaborazione tra CSV Padova, Ulss 16, Comune di Padova e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, per promuovere modificazioni culturali utili a creare o ricostruire un tessuto sociale di collaborazione tra famiglie, anziani, giovani, che vivono nella stessa comunità locale. Occuparsi della cura, della tutela e della crescita della società attraverso la diffusione della cultura dell’accoglienza, della solidarietà e della cittadinanza attiva, costruendo un legame di fiducia attraverso la costituzione di reti di cittadini sono gli obiettivi del progetto “Città gentile” che, condotto dagli studenti di Psicologia di Comunità, seguiti dal prof. Massimo Santinello dell’Università di Padova in collaborazione con il CSV, prende spunto proprio dal fenomeno sempre più diffuso delle “social street”.

Il professor Massimo Santinello, del Dipartimento DPSS dell’Università di Padova,  spiega così il fenomeno:

« Molte iniziative si generano spontaneamente nel territorio con lo scopo di facilitare la “fatica  del vivere quotidiano”, affrontare le preoccupazioni per il proprio futuro e quello della propria comunità. Più spesso però ci si sofferma a riflettere sui problemi della propria famiglia e raramente la riflessione si apre a contesti collettivi, alla comunità. Comunità è un termine al quale vengono attribuiti significati e che dà luogo alle più svariate rappresentazioni. Queste sono importanti perché è la percezione che orienta poi i comportamenti. A quali comunità sentiamo di appartenere? Già questa domanda è la prima questione da affrontare per chi si pone il problema di lavorare per promuovere il senso di comunità. Quali sono i confini territoriali o sociali di una comunità? D’altra parte non possiamo pensare a comunità come un semplice aggregato di persone che non siano connesse tra loro. Dobbiamo pensare a comunità come persone o gruppi di persone immersi in una rete di relazioni sociali dinamiche, che si organizzano tra loro per affrontare obiettivi condivisi.In questo senso le social street diventano uno strumento che facilita la connessione e la partecipazione, diventano un modo per rappresentare un territorio e quindi diventano, probabilmente, la nuova concezione di “comunità”, il contenitore dentro il quale è possibile trovare delle risposte a bisogni individuali, con il “vantaggio” di non dover necessariamente passare per azioni collettive. Certo è necessaria la familiarità con l’uso delle nuove tecnologie:  ma le social street potrebbero essere un antidoto contro la scomparsa delle reti di vicinato. Quindi animare un territorio implica, in prospettiva, sempre più orientarsi a usare questi strumenti come infrastrutture in grado di facilitare l’interazione tra vicini, alimentare la coesione sociale e favorire il coinvolgimento anche in questioni per le quali forse a prima vista non si era particolarmente interessati. Se questo poi si trasformi anche in un maggior senso di appartenenza ad un territorio è una scommessa ancora senza risposta, ma che non sembra però avere alternative».