Natale, un’occasione per mettere in moto il nostro cuore

Siamo arrivati di nuovo al Natale e Maurizio Trabuio, direttore Fondazione La Casa onlus, ci aiuta a guardarlo con occhi contemporanei.

È quel tempo dove probabilmente risentiremo la storia di quei due poveretti, che finirono per accamparsi in una grotta in mezzo alle campagne perché per loro non c’era posto da nessuna parte.  Erano partiti da casa loro oppressi e vessati dalla burocrazia imperiale che voleva contare i suoi cittadini per sapere come e quanto tassarli. Non c’era ancora la dichiarazione in atto notorio, per cui bisognava muoversi e andare al paesello natio, dove l’impiegato dell’anagrafe ti riconosceva, e con una pec avrebbe poi trasferito a Roma il conteggio preciso. Lei era incinta in fase avanzata e partorì. Deve aver fatto un gran chiasso; infatti svegliò tutti i pastori accampati in zona, mentre, il babbo, o presunto tale, sicuramente inesperto, deve aver offerto qualche grappa alla compagnia dei pastori accorsi per festeggiare il bambinello appena nato. Forse per combattere il freddo della notte devono averne bevuta qualcuna in più che cominciarono a vedere delle strane stelle e degli angeli che parlavano di pace e di uomini di buona volontà.

Per fortuna oggi a Padova non corriamo il rischio di vedere cose del genere.

La grande disponibilità ricettiva infatti, a cui si aggiunge quella della vicina zona termale, può far fronte a qualsiasi esigenza di accoglienza si presentasse.

In provincia di Padova ci sono quasi 30.000 posti letto negli alberghi e negli ostelli e nelle varie strutture ricettive, che hanno un indice di occupazione medio non superiore al 50 %. Vuol dire che ogni giorno 15.000 posti letto restano vuoti.

Se a questi sommiamo gli alloggi vuoti che sono più di diecimila in provincia, per una media di 4 posti letto per alloggio, vuol dire che in provincia di Padova abbiamo più di 50.000 posti letto vuoti ogni giorno.

Non avrebbero certo problemi a trovare posto due poveretti vestiti in maniera esotica, che vagassero per le strade, mentre per lei si compiono i giorni del parto!

Infatti a Padova, nessuno dovrebbe avere problemi di posto.

Per il parto poi, non ci sarebbero problemi di dover far nascere bambini nelle grotte. Abbiamo una scuola medica e specialità di assoluta grandezza, e non ci mancano certo gli ospedali. Anzi quelli ne abbiamo troppi e vecchi, e ne faremo uno bellissimo e nuovissimo e modernissimo e così innovativo che in alcune stagioni starà a ovest e in altre ad est, per intercettare meglio le correnti vitali che vengono dal sole e dall’inclinazione terrestre a beneficio dei malati!

I due poveretti se fossero nostrani, non avrebbero poi i problemi burocratici del tempo dell’impero, oggi con le pec e con gli atti notori e con le fotografie e con il copia incolla di cui sono dotate tutte le amministrazioni, ci vuole un attimo a contare i cittadini e decidere come e quanto tassarli. Non serve mica il conteggio per decidere come farli stare bene o mettergli a disposizione ciò che serve alla loro vita, serve solo a tassarli. Altrimenti non si spiega perché ci sono diecimila case sfitte, una graduatoria di 2000 persone in lista d’attesa per una casa e 200 assegnazioni all’anno! Non si capisce neppure perché ci sono tanti ristoranti vuoti o semivuoti e in una mensa vicino alla stazione invece c’è una fila lunga sporca e fastidiosa fin dalle 10 del mattino. Così come non si capisce, con tutti gli ospedali che ci sono perché se ti fai male ma non troppo devi stare in fila al pronto soccorso anche per 9 ore, o devi aspettare tre/sei mesi per una vista specialistica.

Se invece i due poveretti fossero stranieri il conteggio si complicherebbe un po’. Adesso il luogo del conteggio ha una moderna sala di attesa, con tanto di angolo per il gioco dei bambini, perché bisogna tornarci così tante volte in quel posto, per essere sicuri di aver contato bene, che quasi entri in confidenza e insomma in qualche modo vogliamo far vedere che siamo tutti una grande famiglia noi dell’umanità moderna.

Poi una volta contati e accertato che possono restare, e nonostante il copia incolla delle moderne macchine contasudditi, ci possono volere anche un paio d’anni, cominceranno i nostri poveretti a cercare un posto dove stare con la loro famiglia. E mentre cercano una casa e un lavoro, sperando che lui da bravo falegname qual’era riesca a trovare facilmente qualcosa, sentiranno tutti i giorni gli echi di una strage di bambini perpetrata qui vicino, dall’altra parte del nostro mare, da un tiranno, che probabilmente è il discendente di quel tiranno che aveva dato la caccia a tutti i bambini piccoli al loro tempo. Allora era betlemme, ora si chiama Aleppo, ma sempre i più piccoli ci vanno di mezzo.

Se invece non avessero titolo a restare, perché sono economici, nel senso che non hanno soldi, invece che disperati perchè hanno le cicatrici a causa di qualche guerra, allora la macchina contasudditi, non li vuole e gli darebbe un foglio con su scritto vattene. Che non vuol dire niente agli effetti pratici, perché nessuno sa come dovrebbero andarsene, ma avrebbero tutti i disagi del non essere sudditi.

E si potrebbe continuare a lungo su questa metafora tant’è uguale la vita degli uomini di allora e quella di adesso. Perché la vita delle persone dipende dal cuore e se in duemila anni non è evoluto, non può certo essere cambiata la vita.

La paura dell’uomo nero, per esempio, è un topos della letteratura da millenni e perché i simpatici vicini di casa dell’appartamento dove avrebbero dovuto arrivare dei profughi non avrebbero dovuto aver paura? Perché non avrebbero dovuto danneggiare gli appartamenti per esorcizzare la paura e tenere distante l’uomo nero? Qualcuno potrebbe dire che la loro paura è irrazionale e potrebbe dire che la loro rabbia è male indirizzata, ma resta che sono reali.

La paura è irrazionale, infatti non c’è nessuna evidenza statistica che i profughi o i richiedenti asilo abbiamo aumentato il tasso di criminalità o di pericolosità.

La rabbia è male indirizzata, infatti non è colpa dei profughi o dei richiedenti asilo se nessuno in Italia viene punito per i furti delle biciclette, i furti nei garage e negli appartamenti, l’evasione fiscale piccola o grande, l’assenteismo o la svogliatezza nello svolgere il proprio lavoro, l’abuso di potere del burocrate malmostoso, l’arroganza del piccolo o grande potente che si serve della collettività per la sua carriera, …

Stiamo male, c’è un brutto clima che attraversa le nostre comunità che sembrano più circoli di arrabbiati che gruppi di persone in relazione, e troppo facilmente scarichiamo la colpa sugli ultimi arrivati, brutti, sporchi e cattivi. Che poi arrivano, brutti, sporchi e cattivi perché il mondo è mal distribuito nelle risorse e nelle opportunità.

Ecco, i due poveretti di cui sentiremo parlare in questo Natale, mi fanno pensare che abbiamo solo una possibilità per cambiare la nostra vita, mettere in moto il nostro cuore, farlo evolvere verso il suo stadio successivo che è quello di aprirsi alla ragione dell’accoglienza ragionata ed efficace. Dobbiamo permettere al nostro cuore di guidare la ragione nel cambiamento verso gli altri. Salveremo noi stessi da una vita triste e arrabbiata, e vivremo meglio.

Maurizio Trabuiodirettore Fondazione La Casa onlus

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