Profughi, fare di più e meglio. Insieme

Ci sono le immagini quotidiane degli sbarchi, accompagnate troppo spesso da numeri impressionanti di arrivi, e da altrettanti impressionanti dati sulle vittime: uomini e donne, adulti e bambini. L’esodo di migliaia di persone che scappano dalla guerra, dalla fame, dai soprusi, dalla paura continua inesorabile, come prosegue l’urgenza di trovare per queste persone una collocazione dignitosa, al di là e al di fuori dei pregiudizi.Ci sono le immagini altrettanto “faticose” delle “grandi concentrazioni” di richiedenti asilo e voci di comunità che si interrogano, che cercano o che rifiutano possibili soluzioni.

Meno visibili, più discrete e silenziose ci sono anche le storie di microaccoglienza diffusa che danno speranza, occasioni, possibilità, anche un nuovo sguardo alle paure che possono abitare i cuori di fronte a contesti e situazioni diverse e destabilizzanti.

Il panorama è complesso. Ma un fatto è certo: per un’accoglienza sostenibile dei richiedenti asilo si sta facendo ancora troppo poco! Un mea culpa che riguarda tutti, ne è consapevole anche la Chiesa di Padova, per cui è chiaro l’orientamento di indirizzo – le microaccoglienze – ma altrettanto chiara è la necessità di una rete, di un patto territoriale, di un coinvolgimento maggiore di realtà pubbliche e private, perché solo lavorando insieme si possono trovare soluzioni virtuose e dignitose.

«Come Chiesa siamo consapevoli che non abbiamo fatto ancora abbastanza e che le nostre comunità cristiane vivono delle difficoltà e anche delle reali contraddizioni, accompagnate da paure e da incertezzeIn molti casi la disponibilità all’accoglienza non ha trovato soluzione concreta per la mancanza di locali idonei – commenta don Marco Cagol, vicario episcopale della Diocesi di Padova per i rapporti con le istituzioni – in altri casi è chiaramente difficile anche per una parrocchia fare un’accoglienza senza il supporto di un intero territorio. Ma è altrettanto vero che le comunità cristiane della Chiesa di Padova sono consapevoli delle indubbie difficoltà che si creano con le grandi concentrazioni di migranti e delle condizioni sfavorevoli in cui i richiedenti asilo vivono dentro i grandi hub, che certo non rappresentano alcuna premessa positiva per una successiva integrazione di coloro che ricevessero lo status di rifugiati».

L’esperienza sul campo delle comunità prossime alle grandi concentrazioni (Agna, Cona, Bagnoli…) fa però immediatamente nascere il confronto con le comunità presso le quali sono state promosse micro-accoglienze e in cui non è stata messa in discussione la tranquillità del territorio. Sono situazioni sostenibili. E ci sono esempi concreti.

«Al momento sono una quarantina le parrocchie distribuite nell’intero territorio diocesano, che sono impegnate a vario titolo nell’accoglienza – illustra don Luca Facco, direttore di Caritas Padova –  chi direttamente, mettendo a disposizione spazi propri e affidando la gestione alle cooperative sociali, secondo il modello proposto dalla Caritas diocesana; chi non avendo strutture e spazi adeguati comunque collabora attivamente (con incontri, corsi, accompagnamento, laboratori, coinvolgimento in attività sociali…) con altri soggetti del territorio che stanno accogliendo. Ci sono poi undici tra enti diocesani e religiosi che accolgono. In tutto questa formula di microaccoglienza vede l’ospitalità di 191 richiedenti asilo».

C’è poi il capitolo “rifugiati”, che si situa su un altro piano: undici persone a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato sono ospitate – attraverso il progetto Caritas “Protetto. Rifugiato a casa mia” – in due appartamenti messi a disposizione dalle parrocchie di un vicariato della Bassa Padovana e in due famiglie che hanno aperto le porte della loro casa. Altri tre rifugiati sono invece stati accolti nelle canoniche da due parroci.

Microaccoglienze che sono state accompagnate, nell’arco di un anno, da una sessantina di incontri di informazione, sensibilizzazione, confronto, richiesti dalle comunità parrocchiali e dai vicariati, che hanno visto la partecipazione di alcune migliaia di persone interessate a comprendere il fenomeno in atto, avere strumenti di approfondimento per poter capire come attuare l’accoglienza. Caritas Padova ha inoltre realizzato un dossier informativo sull’accoglienza (FAQ Accoglienza_Passo dopo passo) e un video a disposizione delle comunità, disponibili sul sito www.caritaspadova.it insieme ad altri materiali e aggiornamenti.

«Come Chiesa di Padova sentiamo – ribadisce don Marco Cagol – la necessità di impegnarci ancora, ma soprattutto di rinnovare un appello per un reale e concreto patto territoriale che coinvolga e responsabilizzi le istituzioni, il pubblico, ma anche il privato, per individuare criteri condivisibili e sostenibili per l’accoglienza. Da solo nessuno ce la può fare; da sole non ci riescono le istituzioni, costrette a trovare soluzioni di emergenza; da soli non ce la fanno gli amministratori locali, né ci riescono le comunità cristiane. E allora: al netto della legittima (e in alcuni aspetti condivisibile) critica alle politiche europee e nazionali su questo fronte, non possiamo immaginare un’alleanza tra tutti i Comuni, parrocchie e associazioni del territorio, per governare in modo saggio questo fenomeno, e non scaricarlo su pochi Comuni e comunità, imponendoci tutti un criterio omogeneo? Questa è la domanda che rilanciamo oggi».

Ufficio stampa Diocesi di Padova

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