Immigrazioneduepuntozero

 

Ho visto persone pigiate dietro ad una rete, e non erano pescatori.

Ho visto persone galleggiare a Bagno Maria, e non era nel nome della Madonna.

Ho visto uomini piangere dietro a cancellate di sdegno umano.

Non sono un ipervedente visionario, ma il dado è tratto, non si può più tornare indietro, è la sindrome da profugo, immigrazione 2.0.

Mamma mamma” – chiama il bambino indicando le terribili immagini del telegiornale trasmesse alla TV.

Vedo manichini umani spiaggiati sotto sguardi umani di turisti e poi ancora umani parcheggiati ai confini come fosse un esodo estivo.

Tutto riporta la TV, non ci risparmia niente, come una grande fiction di stato, la TV del grande fratello.

Cambio canale, zapping con il telecomando, è tutto un adocchiare, un brutto vedere.

Ho visto bambini privi di vita galleggiare sul mare tra uno spot pubblicitario e l’altro.

Ho visto costruire muri che non avevano tetto né porte.

Ho visto uomini vendere e comprare all’ingrosso altri uomini e ho visto Nazioni chiudere i confini a uomini, donne e bambini.

Detto fra noi però qualcosa del genere lo desideravamo.

Non proprio così, non fraintendetemi, ma conoscere fino a che punto possiamo contare sull’UOMO-UMANITÀ. Fino a che punto  dobbiamo essere tutti fratelli, sorelle!? Fino a che punto il mio prossimo è l’altro!? Fino a che punto posso amare l’altro come me stesso!? Fino a che punto devo continuare a non avere altro Dio, all’infuori di quale Dio?

Non avrai altro Dio all’infuori di me, ma c’è un Dio per tutte le stagioni, c’è un Dio per ogni uomo, un Dio per ogni guerra e ad ogni guerra un suo Dio e c’è una verità quanto è vero Iddio.

Ho visto gente, frammenti di famiglie, di cugini, di amici, fratelli e sorelle nella sorte, scappare e fuggire dalla morte fisica, dall’orrore, dalle torture, dalla morte lenta e violenta, gente già morta nell’animo ma con un briciolo di speranza: il sogno di una terra promessa… che non è l’Italia, giammai l’Italia, povera Italia. Ognuno di noi nasconde una terra promessa, e c’è chi le promesse le ha interrate come semi di speranza e chi è finito sotto una valanga di promesse.

Due metri sotto terra, anche meno, una trincea di promesse scavate e svuotate da parole pronunciate da politici senza polis.

Tranquillo Italiano, non vengo a casa tua…” e questo dovrebbe preoccuparci più dell’immigrato: l’Italia non è più un Paese dove investire per un futuro migliore, tanto meno per il diverso; “Fateci passare, andiamo verso la terra promessa”.

A noi non ci fila nemmeno l’Eritreo, neppure il Libico, l’Afghano o il Marocchino, questa è gente che fugge, fugge dal peggio, fugge 2.0.

Dormire sotto la Salaria o presso la stazione Tiburtina oppure sugli scogli a Ventimiglia o lungo i binari di un treno è sempre meglio che essere rinchiusi in celle stipate da centinaia di umani coperti di scabbia, di botte, di ustioni, di morte lenta e violenta, di puzza, di fetore, di umiliazione non solo fisica ma anche dell’animo, animo che viene mangiato, divorato dai parassiti dell’indifferenza.

Una umanità che fugge, che rifiuta di essere collocata nel retaggio di spacciatori di droga delle zone degradate, di essere comparata a futuri terroristi; non sono delinquenti ma giovani, sedicenni diciassettenni quindicenni bambini adulti con famiglia che scappano dalla guerra, dalla miseria, dalla fame, dai cambiamenti climatici, dallo sfruttamento del nulla, scappano dall’indifferenza, scappano dallo zeropuntozero.

 

Diamo valore alla persona, facciamola diventare libera da un subdolo bene di mercato, non mercifichiamo la solidarietà, non di solo euro, dimostriamo che l’uomo vale più di una moneta, ribelliamoci all’indifferenza del “grande fratello europeo”, fratello 2.0.

Ho visto banche fallire con i soldi di poveri ricchi, palazzi scintillanti sgretolarsi come castelli di carta; banchieri a bordo di Ferrari chiedere manovre finanziarie salva-banche e donne con bambino chiedere l’elemosina seduti sul bordo di marciapiedi con cartelli al collo “chiedo diritti umani”.

Via i fogli di via. Via i campi di profughi. Basta seminare corpi viventi tra scintillanti kilometri zero di filo spinato; io vivo, tu vivi, noi viviamo per vivere con uomini viventi e non con ideologie di morte coperte da indumenti abbandonati su terreni arati dal calpestio di mandrie silenti di uomini spenti il cui valore è meno di quello che lasciano, meno dello sterco che cade dal loro culo tra zolle di terra assuefatte al passaggio del contadino, del fattore del tempo, del sentimentalismo delle quattro stagioni.

Tu straniero che vieni dal mare sei già stato condannato dai nostri cuori:

Voi non siete clandestini.

Voi non siete irregolari.

Voi non siete abusivi.

Voi non siete terroristi.

Voi non siete passeggeri non autorizzati.

Quante volte bisogna morire per essere qualcuno, è un continuo giocare alla roulette russa e sperare di non nascere nel paese sbagliato; quante vite bisogna trascorrere per espiare le colpe altrui. Tu straniero lasci la tua casa, i tuoi affetti, la tua terra al nemico e giaci sulla sabbia umida o pigiato nella chiglia di uno scafo arrostito dalle esalazioni del gasolio dei motori. Tu che vivi con la morte nel cuore insegnami a vedere la speranza che vedi nella nostra terra, a farmi diventare tuo vero fratello.

Umama umama” grida il bambino migrante spaventato con gli occhi bruciati dal pianto nel cammino, nell’orrore della fuga. Altre mani con guanti di lattice lo soccorrono e tutto diventa compassione, rabbia, sdegno e non giustifichi perché possa accadere tutto questo.

Voglio sapere perché non c’è un’autorità superiore che fermi tutto ciò, fino a che punto l’uomo deve essere disumanizzato!?

Voi siete cittadini alla pari dei benpensanti.

Voi siete la garanzia che la vita è un “strabbene” e va difesa ad ogni costo.

Voi fate parte della vita con gli stessi diritti di chi la rifiuta.

Voi siete lʼantitesi del bruco che diventa farfalla: niente bruco niente farfalla.

Voi avete il diritto a non emigrare.

Ci sono cose che accadono sotto ad un unico sole, stelle che brillano da un’eternità, pianeti nello spazio lontani da leggi fisiche umane, nuvole che sorvolano terre oltre ogni confine. Eppure siamo turbati, sconvolti dal diverso che avanza, ciò che non conosci è pur sempre una fonte di pericolo! Ma siamo sicuri di conoscere veramente noi stessi, il nostro essere uomo in mezzo ad altri uomini!? Sono io il più grande straniero di me stesso!?

La via dei migranti ha segnato la terra, un intercalarsi di venature profonde che avvolgono il pianeta sino ai profondi abissi del mare, apparentemente simili ad un vaso rotto. Ma cosa c’è di più profondo delle radici che tengono salda la nostra terra i cui confini non rispettano lo sdegno umano, forse che la terra non risplende sotto la stessa luna?

Ho visto donne piangere uomini, bambini gattonare di fronte a scudi di guardie armate, uomini nutria attraversare la tangenziale con le mani in tasca per il freddo.

Ho visto persone diventare codici a barre, politici rimboccarsi le maniche per lavarsi le mani, palloncini colorati attaccati al filo spinato.

Ho visto lo strapotere delle religioni soffocare un Dio tenendolo stretto al guinzaglio.

Ho visto i danni del silenzio condannare il futuro dell’umanità.

Ma ho visto anche bambini donare i propri giocattoli ad altri bambini, mani soccorrere altre mani, case allargare le braccia verso il nuovo, un “papa lontano” aprire porte di misericordia.

Ho visto servire ideologie con pacchi regalo, cittadini scendere in piazza per contaminare altri cittadini.

Ho visto cartelli “welcome” dare il benvenuto a popoli lontani e provati.

Ho visto me stesso cambiare volto e alzare lo sguardo verso chi nutre ancora speranza.

Ho visto porte vecchie (click!) abbandonate chiuse a chiave (click!) infondere ancora fiducia e sogni (click!).

e poi a un tratto l’amore scoppiò dappertutto!

a Robert Philippowicz

con affetto

 Emilio Noaro

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