L’italiano abbatte le barriere

Sabato 16 Aprile, nel Centro Universitario in via Zabarella a Padova, si è svolto il convegno con tema: “L’italiano per l’integrazione”. Nella mattinata si sono susseguiti con organicità i vari interventi in programma. Piacevole è stata l’inaspettata presenza di molti giovani e di persone già fortemente attive nell’insegnamento dell’italiano agli stranieri, questo ha permesso che l’incontro assumesse maggiormente un carattere di condivisione delle differenti esperienze vissute.Negli workshop pomeridiani, grazie agli scambi di conoscenze ed esperienze, si è potuto riflettere sull’Accordo d’Integrazione (patto che il Paese ospitante stringe con lo straniero), tema nel quale si sono riscontrate molte problematiche burocratiche ed amministrative, oltre ad un’evidente confusione sociale su come esso debba essere applicato e cosa comprenda. Dall’acceso dibattito però, oltre alle diverse difficoltà, sono emersi anche non pochi elementi positivi su come rispondere ad alcune lacune, proprio attraverso l’insegnamento dell’italiano. L’italiano infatti diviene innanzitutto uno strumento di condivisione tra gli stranieri stessi. Gli stranieri non sono stranieri solo per la popolazione che li ospita, ma lo sono a volte anche tra di loro: non vengono dagli stessi paesi, non parlano la stessa lingua, ma in comune hanno l’esperienza difficile che vivono. In questo caso la lingua assume i panni di strumento di mediazione, in primis tra gli stranieri, che in questo possono aiutarsi e sostenersi vicendevolmente (sia per quanto riguarda un aspetto burocratico: la compilazione di documenti; sia in ambito privato e personale nel quale lo straniero trova conforto ). In secondo luogo l’italiano è anche mezzo di mediazione culturale, che poi diviene intercultura. Nel livello interculturale avviene la decisione, da parte dello straniero, in quale cultura identificarsi ed affermarsi. L’acquisizione di un’identità, da parte di chi si spoglia della sua vecchia vita, è il più grande e rilevante risultato riscontrato nello straniero che, grazie all’apprendimento della lingua del paese ospitante, è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi personali (spesso trovare un lavoro per mantenere sé e la propria famiglia). Risultati tanto positivi però avvengono solo dopo un percorso costante che, sia alunni stranieri sia insegnati, si impegnano ad affrontare. Fondamentale è l’impegno umano che gli educatori devono avere con gli studenti, che spesso oppongono muri all’apprendimento: ansie, paura di sbagliare e d’essere giudicati, presenti specialmente negli adulti che si sentono svalorizzati e sminuiti, ritrovandosi in un contesto che li obbliga a tornare in una cosa tipicamente infantile e frustrante. Solo attraverso una lenta creazione di un clima accogliente è possibile abbattere certi muri, sui quali costruire poi un rapporto basato sulla fiducia. In questo caso la lingua è vera e propria azione sociale.

In questi due workshops è emerso fortemente il tema dominante del convegno: L’italiano per l’integrazione, che è apparso molto vivo, in quanto l’elemento comune che si presentava era proprio la lingua italiana come strumento d’integrazione a trecentosessanta gradi, necessario all’abbattimento di ogni tipo di barriera, sia di quelle burocratiche e amministrative, sia di quelle emozionali e psicologiche, spesso erette da pregiudizi. Dalle macerie di tali muri però è bene emergere insieme, per affermare il bisogno sempre più evidente di abbattere quelle barriere fisiche, concrete, che impediscono a delle persone di fuggire da lotte, non di difficoltà linguistiche, amministrative, d’integrazione, ma politiche ed economiche. Queste due grandi fonti del moto mondiale privano, insieme a nazioni intere che decidono d’imporre barrire, della sola speranza di preservare il diritto primo d’ogni società che si consideri evoluta o solamente umana: la vita.

Il 16 aprile scorso si è svolto a Padova, presso il Centro Universitario, il convegno “L’italiano per l’integrazione” . Promosso dal Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova, il convegno rappresenta uno dei risultati di un progetto in rete tra 13 associazioni impegnate in azioni di supporto all’accoglienza e all’integrazione dei migranti. Al convegno, che aveva l’obiettivo di offrire un’occasione di confronto per chi opera in quest’ambito e di informazione per cittadini interessati, hanno partecipato numerosi volontari e un gruppo nutrito di ragazzi. Le associazioni che fanno parte della rete sono: Amici dei Popoli, Amici di Nuovo Villaggio, Circolo Auser Campo san Martino e Curtarolo, Consulta del Volontariato, Granello di senape, Incontrarci, Incontri, Maranathà, Pianeta Bimbo, Tumaini un ponte di solidarietà, Unica Terra, Oltre il mare, Legambiente Padova.

L’articolo pubblicato qui sopra raccoglie il racconto della mattinata ed è a cura di Sara Piantanida classe IV del Liceo delle Scienze Umane Maria Ausiliatrice.

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