Quando i numeri son quelli dell’economia

Per cercare di superare lo strabismo che caratterizza lo sguardo di molti sulla situazione dei migranti in Italia, vale la pena soffermarsi su alcuni dati economici troppe volte ignorati da politici, media e opinione pubblica. I dati, elaborati dalla Fondazione Leone Moressa, ci raccontano in maniera chiara e inequivocabile l’importanza del contributo dell’immigrazione al nostro sistema economico e alla nostra ricchezza.


Il rapporto 2015 della Fondazione Moressa dice che il Pil dell’immigrazione rappresenta l’8,8% della ricchezza complessiva prodotta in Italia: i lavoratori stranieri nel 2014 hanno prodotto producono 125 miliardi di euro. Anche il rapporto costo-benefici è in attivo: il saldo tra entrate e uscite imputabili agli stranieri è di circa 4 miliardi di euro. Oggi in Italia ci sono 2,4 milioni di lavoratori stranieri e il tasso di occupazione raggiunge il 57,1%, vale a dire il 10,8% del totale.
Il settore dei servizi – dove spiccano le badanti – occupa circa il 50% dei lavoratori immigrati mentre il settore manifatturiero arriva al 18%, seguito dall’edilizia al 17,3%. All’ultimo posto con il 5%, l’agricoltura.
Ma lo studio mostra che i numeri sono importanti anche dal punto di vista fiscale. Su 5 milioni di residenti stranieri, 3,46 milioni sono contribuenti nati all’estero. Nel 2014 hanno dichiarato redditi per 45,6 miliardi di euro e versato Irpef netta per 6,8 miliardi di euro. Interessante, anche dal punto di vista sociologico, la differenza di 7.530 euro di reddito medio che si registra tra residenti nati all’estero (13.180) e i nati in Italia (20.710). Complessivamente i contribuenti nati all’estero sono 3.458.605 (8,6% del totale); i redditi dichiarati ammontano a 45,6 miliardi euro (5,6% del totale); l’Irpef netta versata è di 6,8 miliardi euro (4,5% del totale). insomma, un bel aiutino alle casse dello Stato che tra patto di stabilità e crisi di cui non si vede fine è sempre a caccia di risorse. Ma il contributo dei nostri amici stranieri non finisce qui.
Interessante anche il contributo dell’imprenditoria straniera. Nel 2014 erano 524.674 le imprese condotte da stranieri, imprese che producono il 6,5% dell’intero valore aggiunto (94,8 miliardi euro); gli imprenditori nati all’estero sono 632.000 (8,3% del totale) e il trend 2009/2014 segnala un -6,9% di imprenditori italiani e un +21,3% di stranieri.
Anche per quanto riguarda le rimesse il contributo degli immigrati è importante, specie se confrontato con gli Aiuti pubblici allo sviluppo che in Italia sono di 2,98 miliardi (0,16% del Pil) contro i 5,33 miliardi delle rimesse (0,31% del Pil).
A questo quadro economico va poi aggiunto il contributo all’Inps. Secondo l’ultimo dato ufficiale Inps (2009) i contributi versati dagli stranieri rappresentano il 4,2% del totale: un gettito contributivo per le pensioni di 8,9 miliardi.
Ma che la bilancia pensa a favore dello Stato lo conferma anche il fatto che la spesa pubblica per l’immigrazione rappresenta l’1,58% della spesa totale: 16,5 miliardi di entrate e 12,6 miliardi euro di uscite per i servizi agli immigrati con un saldo di +3,9 miliardi euro. Spesa pubblica, ricordiamolo, i cui costi maggiori sono rappresentati dalle pensioni e dalla sanità, voci che interessano per lo più gli ultrasessantenni e quindi, data l’età media, solo marginalmente gli immigrati. Un aiuto indispensabile viene anche dalle oltre 800.000 badanti straniere che si occupano di un milione di anziani non autosufficienti: se dovesse occuparsene lo Stato sarebbero necessari più di 200 miliardi. E lo stipendio di una badante è decisamente inferiore alla retta di un istituto.
Anche per quanto riguarda il lavoro, il dato dell’imprenditoria ci dice la forza dei nuovi arrivati che sommata al fatto che molti dei lavori che svolgono sono non qualificati e spesso snobbati dagli italiani, certo non li pone in posizione antagonista, anzi.
Banalmente poi sarebbe il caso di ricordare più spesso che i nuovi arrivati consumano e visto che ci bombardano con la necessità di rilanciare i consumi, forse un atteggiamento più inclusivo aiuterebbe.

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