Apocalittici e immigrati

Nel 1964 Umberto Eco pubblicava “Apocalittici e integrati” un saggio sulla cultura di massa e i mezzi di comunicazione di massa che – riletto oggi, 50 anni dopo – risulta di estrema attualità e per questo la nostra parodia “Apocalittici e immigrati” sta a significare la relazione tra la comunicazione di massa diventata social media, e la formazione – concretizzazione e stratificazione – del sentire comune.


Per quanto riguarda il fenomeno dell’immigrazione in Italia siamo a un punto di svolta.
Gli italiani all’estero crescono più degli immigrati ed è la prima volta dagli anni ’90 quando l’immigrazione in Italia è diventata un tassello della società, anticipa il Dossier statistico immigrazione 2015.
Gli arrivi degli ultimi mesi in Ungheria e Grecia sempre più simili ad un esodo biblico, hanno cambiato gli equilibri per cui ora la Commissione Ue propone una suddivisione dell’accoglienza più omogenea nei vai Stati membri e la Germania risulta spiazzante con la scelta di accogliere 500mila rifugiati l’anno.
Un’estate incandescente questa del 2015 con una parte della società civile imbarbarita nelle piazze reali e virtuali e con i rappresentanti delle Istituzioni che incitano alla povertà morale seminando razzismo e xenofobia.  Una parte della società civile però regge, e il tessuto connettivo delle associazioni, delle parrocchie, delle organizzazioni ha incrementato una rete di solidarietà che senza clamore sta dando risposte positive alle richieste di aiuto.
La cassa di risonanza dei media solleticando la paura di chi non ha ancora compreso e accettato il fenomeno nonostante “gli immigrati” siano tra noi, con noi, per strada e nelle nostre case da molti anni, rende ancora più difficile la situazione. Anche il dibattito sull’opportunità o meno di pubblicare la foto del piccolo Aylan Kurdi, il bambino morto annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa, appare assurdo ma utile, perché,  finalmente, incrina le coscienze. Nemmeno l’appello di Papa Francesco alle parrocchie viene accolto con la semplicità del gesto caritatevole, ma utilizzato per spaccare le coscienze e creare, ancora una volta, fazioni laceranti per cui c’è chi lancia un appello alla Comunità cristiana: “È finito il tempo di usare la carità come anestetico della coscienza, ed è giunto il momento, invece, di affermare coraggiosamente, con opere di giustizia, la nostra fede”.
Eppure le soluzioni esistono. Quelle piccole, quotidiane, a portata di mano di ciascuno. Basta ricordare l’esperienza della Commissione stranieri voluta tre anni fa dall’allora amministrazione comunale patavina, esperienza che si è dimostrata un progetto partecipativo importante, al quale hanno collaborato numerose comunità straniere e che ha rivelato quanto “gli stranieri” siano ben radicati nella nostra realtà economica e sociale. E questo non solo in città, ma in ogni paese della nostra provincia.
Certo esistono zone della città in cui “il degrado” regna e per questo devono essere regolate o, meglio, potrebbero autoregolarsi, ma sono situazioni da affrontare e modificare, non da demonizzare e basta creando confusione e allarmismo, elementi decisamente difficili da gestire.
Sono tante le “belle storie” e le “buone situazioni” che ciascuno di noi  può testimoniare e per questo nel “Il giardino delle arance” vogliamo raccontare la normalità dell’integrazione quotidiana in una realtà in cui la seconda generazione sta diventando risorsa.

Donatella Gasperi

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